LA “SCALA” SUONA FRANCESE

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SCHEDA TECNICA

Titolo:

I concerti dell’Accademia Teatro alla Scala

Data:

22 maggio 2014

Luogo:

Ridotto dei Palchi Arturo Toscanini del Teatro alla Scala

Ore:

17

Musicisti:

Ensemble Giorgio Bernasconi dell’Accademia Teatro alla Scala
Renato Rivolta – Direttore

Con il sostegno di:

Fondazione Nuovi Mecenati

COMUNICATO STAMPA

L’Ensemble da camera Giorgio Bernasconi dell’Accademia Teatro alla Scala è specializzato nel repertorio del XX secolo e si compone di quattordici giovani musicisti, la cui preparazione è affidata alle Prime Parti dell’Orchestra del Teatro alla Scala.

Ad oggi, sotto la guida di Marco Angius, Giorgio Bernasconi, Olivier Cuendet, George-Elie Octors, Fabián Panisello, Renato Rivolta, Jonathan Stockhammer, Susanna Mälkki, l’Ensemble ha tenuto concerti in noti teatri e nell’ambito di festival di caratura internazionale.

Programma e note (a cura del M.o Renato Rivolta):

L.Berio
Concertino

“Ho composto Concertino quando ero ancora studente al Conservatorio di Milano, nella classe di Giorgio Federico Ghedini. Ricordo la profonda impressione che suscitò in me la musica strumentale di Ghedini, ed era inevitabile che questa influenza filtrasse nel mio lavoro”.
Queste le parole dell’autore stesso, quasi a scusarsi per una presunta inautenticità. Io, al contrario, ritengo che questo breve lavoro concertante di un autore allora 25enne mostri già tutte le qualità che si svilupperanno appieno nella maturità: artigianato eccelso, senso acuto della forma, invenzione timbrica. Si colgono echi bartòkiani (non pare certo casuale la scelta di arpa, celesta e archi, come nella celebre opera del grande ungherese) e stravinskiani, come in molti altri della stessa generazione,  ma la mano di un grande compositore é già pienamente riconoscibile. Particolare degno di nota, la presenza di un duo concertante piuttosto inusuale, violino e clarinetto, la cui gestione mostra forse ancora una certa incompiutezza nel valorizzare appieno entrambi i solisti.

P.Boulez
Dérive 1

Dérive 1 rappresenta, insieme a Memoriale per flauto, 2 corni e archi (1985), il compimento della svolta nello stile compositivo di Boulez, che abbandona il serialismo più rigoroso in direzione di una maggiore eufonia della dimensione armonica e timbrica. L’ottava più bassa del pianoforte, lasciata aperta a mezzo del pedale tonale, funge da cassa di risonanza per i generosi campi accordali, arabescati da rapidi gruppi irregolari e da melopee che si incrociano/inseguono tra gli strumenti del sestetto per tutto il brano. Il clima é a tratti rituale, a tratti vagamente orientaleggiante, come a confermare l’interesse per le musiche dell’estremo oriente che percorre molta della musica francese, a partire dalla scoperta del gamelan balinese durante l’ Expo di Parigi del 1889.

R. Nova
Carved Out

Carved Out, per 8 strumenti, del compositore milanese Riccardo Nova é un lavoro giovanile che risente ancora in parte dell’influenza donatoniana, ma la rilegge in modo del tutto originale. Il percorso del breve ma sostanzioso brano consiste in una serie di ingegnose, rapide metamorfosi del “materiale” che cambia continuamente di stato – rugosità, liquidità, velocità, eccetera – in un fitto dialogo tra due gruppi strumentali, archi e fiati come in un doppio coro.
La dimensione timbrica si sviluppa prevalentemente nell’ alternanza rapida di modi d’attacco diversi e contastanti che colorano il flusso cangiante della materia. In questo breve lavoro si riconoscono in embrione le successive sofisticate ricerche sul ritmo, in particolare della tradizione dell’India meridionale, dove l’autore ha vissuto lungamente sviluppando un suo linguaggio che integra le due culture.  

G. Connesson
Jurassic Trip

Jurassic Trip, oggi in prima esecuzione italiana, é un gustoso viaggio immaginario nella preistoria, forse prima della comparsa della specie umana.
Vi vengono dipinte, come in un film d’animazione hollywoodiano, crudeli scene di caccia, paesaggi acquitrinosi popolati da creature mostruose, assalti di rapaci. Connesson, capofila oggi famoso in Francia di una generazione di musicisti quarantenni che si é lasciata dietro le spalle il peso delle “avanguardie”, finge che il periodo darmstadtiano non sia mai esistito, e si riconnette ai grandi della musica francese della prima metà del ‘900:  Satie, Poulenc, Ravel, Jolivet, e altri. Ne riprende non soltanto il magistero artigianale, ma anche la caustica ironia (notare il titolo di uno dei brani: Petit Carnivore – Hommage à Pierre Boulez!) e la felicità della pura invenzione musicale, colorandola anche di quelle sonorità “rock” che fanno parte del paesaggio musicale di oggi.
Composto con grande inventiva e superbi mezzi tecnici, il brano rappresenta una divertentissima evasione in un mondo musicale colorato e pieno di Esprit, come nella più nobile tradizione francese.  

C. Debussy
Suite bergamasque

Debussy lavorò a più riprese sulla sua Suite Bergamasque per pianoforte, fino alla versione definitiva del 1905. Il lavoro, che si inserisce in modo personalissimo nella tradizione barocca della suite di danze, é divenuto celebre principalmente per il terzo brano, Clair de lune, originariamente chiamato Promenade Sentimentale (titoli tratti da poesie di Paul Verlaine). Da questo successo derivano le molte trascrizioni per altri organici strumentali, tra le quali figura quella per Orchestre de Salon, scritta da Hubert Mouton, professore di composizione al Conservatorio di Liegi dove era nato nel 1872 e che fu compositore e arrangiatore abilissimo molto in auge, poi completamente dimenticato dopo la morte nel 1954.

Il festival Suona francese è organizzato e promosso dall’Ambasciata di Francia in Italia e dall’Institut français Italia, con il sostegno dell’Institut français, della Fondazione Nuovi Mecenati, della Sacem, del Ministero dell’Istruzione e della Ricerca – Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, del Ministero della Cultura e della Comunicazione francese e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, e con Edison in qualità di main partner.

 

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