PURA COME UNA BESTEMMIA

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Al primo ascolto si resta colpiti dalle parole, il secondo ci guida nella magia degli arrangiamenti, il terzo ci fa respirare un’aria di empatia che conduce l’armonia di musica e parole ai concetti dei valori unici che sfodera questo nuovo album la cui copertina provocatoria di un’immagine femminile nuda e crocifissa può apparentemente apparire blasfema ma rappresenta invece un forte messaggio che incita alla par condicio dei generi, all’integrazione, al recupero di quello che pulito c’è al fondo del nostro essere umani. È PURA COME UNA BESTEMMIA, titolo altrettanto provocatorio del nuovo lavoro musicale della cantattrice Rossella Seno, la stessa che si spoglia in copertina per immolarsi alla percezione della parola profonda, la stessa la cui voce è il magico fil rouge che accompagna piccoli grandi gioielli della canzone d’autore come non ne sentivamo da tempo. Non a caso, la “strega rossa” ha pensato bene di farsi accompagnare da una squadra di artisti sensibili e di assoluto spessore, ognuno con una dirompente invocazione al cambiamento del proprio Io, diramato in preghiere, litanie, evocazioni di esistenze tristi e precarie, di drammi epici che solo l’Uomo può provocare. Sono motivi che massaggiano l’udito e penetrano nella memoria auditiva, stimolandoci a immaginare le scene che le parole descrivono, complice l’interpretazione della ardita “osservatrice vocale” che, mentre canta, recita e affabula la condizione disperata di anime abbandonate, ferite, vilipese, torturate, nascoste nei retrovia della vita, in attesa di nuovi bagliori di luce.
Si è scelto come singolo di debutto il brano LA CHIAMANO STREGA, scritto da Michele Caccamo e Massimo Germini ed ispirato alla storia di Simona Kossak, biologa vissuta per oltre un trentennio nella foresta di Bialowieza, conducendo uno stile di vita agli albori della civiltà, senza gli agi del moderno e a stretto contatto con gli animali. Trattasi di un elogio alla Natura, la stessa che stiamo contaminando in ogni fattore e che ci è venuta a dire, giusto qualche mese fa, “Basta!”, rinchiudendoci in isolamento per poter recuperare la sua forza fascinosa e magnificente bellezza; un vero e proprio ritratto del mondo piccolo e semplice degli animali che chiedono pietà e lanciano frecciate sulle cattive abitudini generate nei loro confronti; o, ancora, una sorta di visione panteica che trasforma funzioni e credenze in immagini di divina positività. Il componimento è indubbiamente in perfetta sintonia con i tempi, oltre ad ispirare insegnamenti etici di non poco conto; attrattiva sonora ne risulta il gioioso tappeto di matrice irlandese che vede il riff accompagnarsi all’unisono da violino e mandolino.
Ma se l’uso degli strumenti a corda è la costante di molte composizioni di questo ambizioso progetto, i contenuti sono quelli che richiamano più sensibile attenzione: non possiamo non annotare versi come il quasimodiano “l’amore si stanca di affrontare la vita, la battaglia è perduta… ed è subito sera” ne LA CITTÀ È CADUTA, scritto da Pino Pavone, storico autore di Ciampi e molti altri; il “MARE NOSTRO che non sei nei cieli” e che l’indifferenza umana ha seminato di annegati, incipit di Erri De Luca al successivo brano ASCOLTAMI O SIGNORE, assoluto capolavoro di Federico Sirianni che lega insieme le preghiere di diversi sconfitti che, rimasti senza parole dalle ingiustizie cruente compiute dalla mano dei loro simili, preferiscono che il loro stesso creatore cancelli il proprio nome, sconfitti dal tempo.
E c’è PRINCIPESSA, che ammonisce che la gioventù è solo un’invenzione che va di fretta e svanisce in pochi istanti; LA BALLATA DELLE DONNE sulle incomprensionI di genere che denotano quotidiane violenze ed incomunicabilità tra macho e femmina (ma non sempre); GLI OCCHI DI STEFANO, la canzone di Caccamo e Pintucci per Stefano Cucchi, dipinto come “un cristo con stimmate rosse segnate non da spinte ma piuttosto da percosse”.
La sottile differenza tra potere e volere è espressa in IO QUANDO POSSO; la speranza di una comprensione di vero amore nella sofisticata REMI E ALI che denota la necessità di un altalenante giro di passione-dolore (“Con le tue mani fremo Con il tuo cuore tremo”); la sensibilità animalista di LUNA SU DI ME, ballata poetica che denuncia i metodi cruenti negli allevamenti intensivi degli orsi tibetani e “della luna” (i proventi del brano andranno a favore della onlus “Animals Asia”); LASCIATEMI STARE, un lamento della Donna/Madonna asciugata dentro al cuore per la perdita del suo uomo, con la resilienza femminile di un masso di roccia davanti alle più dure pene ingiuste compiute da quelle che si simula Giustizia.
Dulcis in fundo, si ascolta PURI COME UNA BESTEMMIA, ispirata all’omonimo spettacolo di teatro-canzone che Rossella porta avanti in spazi prevalentemente off dal 2017 con il chitarrista Lino Rufo, ma che incarna un feroce banco di accusa alla violenza maschile sulle donne in ogni frase armonica della potente lirica, forse la più potente del disco: le sue atmosfere “rovesciate” inquadrano una Luna, simbolo di unione amorosa e fertile, che cerca scuse per non essere presente ai pestaggi dei sentimenti umani, descrivono le ipocrisie di chi accarezza le ferite e le cancrene per la tradizione di tenersi una famiglia, inducono le vittime a silenziarsi perché l’incomprensione dei deboli martoriati non sarà cambiata. In attesa di un tempo, forse un altro mondo oseremo dire, più… abbordabile.
E così anche la “strega-principessa” Rossella Seno “va avanti con quello che sa fare, con la pazzia di una donna del suo tempo, a denti stretti come gira il vento”: a denti stretti, lo ripetiamo, nella proposizione di un disco di assoluto rispetto che, apparentemente anacronistico per la più volte invocata morte della canzone d’autore nel panorama italiano, produce sintagmi di assoluta attualità ma che deve forse sgomitare, proprio grazie all’aiuto delle coscienze di media e internauti, per essere propagato e respirato a fondo. Come lei stessa scrive sulla propria pagina Facebook, menzionando una frase di Giorgio Caproni, “Non si prega perché Dio esiste, ma perché Dio esista”.


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Elisabetta Castiglioni
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