IN VIAGGIO CON FELLINI

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Sorprendente la platea del Teatro Lo Spazio di Roma, location adattabile a qualsiasi linguaggio scenico e in overbooking, gli scorsi 21 e 22 gennaio con un pubblico di target eccezionalmente giovanile: Ma le nuove generazioni… quanto sanno di Fellini? Forse attratti dai sogni, gli stessi che il maestro, anzi uomo eterno bambino Federico riempiva graficamente nei suoi libri segreti, questi giovani sono corsi a vedere lo spettacolo che Francesco Sala ha concepito per il centenario della nascita del regista. Prodotto da Enrico Carretta, la performance vede sulla scena la cantante Raffaella Siniscalchi, il pianista Antonio Nasca e gli straordinari allievi del Cantiere Teatrale. In viaggio con Fellini. Note, ricordi, sue fantasie, che gode del patrocinio del comitato “Fellini 100”, ha il merito di esplorare introspettivamente l’intimità, la fantasia e il percorso di osservatore brechtiano di Fellini spargendo, seppure in ordine cronologico, le sue considerazioni sull’universo e sui personaggi che lo circondano, sempre immerso in una adorata nebbia, che lo rende “l’uomo invisibile”, grande manovratore di pensiero.

Poche frasi e concetti per raccontare l’essere umano e la sua filosofia di vita, ma ben inserite in una composizione scenica che, integrata da uno schermo che proietta gli emblemi semantici del suo immaginario (le donne, la folla, il varietà, i pagliacci in primis e, autoreferenzialmente, un omino Permaflex in fase di dolce sonno) e dalle mirabolanti coreografie impostate sul ritmo frenetico degli affiatatissimi studenti dentro e fuori palco, riesce a far respirare quelle atmosfere giocose, grottesche, uniche a cui un innocente esploratore delle psicologie e dei costumi ci ha abituato. Al centro della scena la storica sedia del set cinematografico, e lui, Francesco Sala, la cui impressionante somiglianza in fisico, costumi e gestualità con Fellini, accompagna lo spettatore in un percorso dalle varie sfaccettature che si permea anche di una pregiata cura nel racconto dei particolari. Delle varie definizioni di regista il protagonista preferisce “capociurma di una barca di comici” e si fa direttore-interlocutore di una spensierata e rocambolesca allegria d’insieme che vede emergere per tutto lo spettacolo in particolar modo la coralità d’azione, senza però dimenticare il lirismo dei momenti musicali, interpretati dalla intensa e appassionata voce della Siniscalchi (una sorta di originale mix Ferri-Magnani) concepiti simbolicamente come raccordi tra luoghi e momenti di cambiamento nella carriera felliniana. Le compagnie di giro, il biliardo, i motori, la Gradisca, i clown bianchi e gli augusti, le avventure romane e napoletane, il sogno del Disperso tra i dispersi, il suo ispirato amore per Picasso si rincorrono nelle parole soffiate, urlate, sbeffeggiate di un essere umano che si confronta con la memoria e che, qua e là, sferza delle stilettate di concetto, come quando asserisce che la libertà e pericolosa perché può limitare l’esperienza creativa, o quando ridimensiona il compito della sceneggiatura – comunque “inganno necessario”, che deve rimanere sempre al servizio delle immagini e allo spirito di osservazione di chi le ha fissate. E poi un inedito pensiero sulla volgarità, per lui vittoria sul perbenismo, che rispolvera la sua anima fanciullescamente erotica, riferendosi anche ad episodi conturbanti che lo hanno segnato da bambino. Infine Giulietta, paziente fin da “La strada” nel comprendere un sognatore che brucerebbe i suoi neuroni se troppo rigido o severo nei ruoli della vita, che lo ha aspettato, come anche nei suoi drammatici ultimi giorni in casa di cura (di cui si intuisce nel monologo qualche attimo), per poi rincorrerlo e sopportare le sue creazioni oniriche anche nel reale mondo dei sogni, l’aldilà.

Complicatissima l’operazione della sintesi in quello che si può definire una performance di omaggio interpretativo: eppure, nella sua evocazione, Sala è riuscito a trasmettere quell’idea di simbiosi tra immaginazione e arte che solo un attento visitatore del subconscio, quale Fellini fu, riesce ancora oggi a farsi viva e comprensibile ad una audience plurigenerazionale. Ed ora, augurandoci che possa circuitare anche nella nostra penisola, In viaggio con Fellini inizia il suo vero viaggio che avrà per tappe gli Istituti di Cultura italiana all’estero. Affinché ovunque si possa non dimenticare un eccelso sognatore.


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Elisabetta Castiglioni