HEDDA GABLER

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SCHEDA TECNICA

Titolo:

HEDDA GABLER

di:

Henrik Ibsen

Data:

dall’8 al 13 marzo 2016 

Luogo:

Sala Uno Teatro

Ore:

martedi – sabato ore 21; domenica ore 18

Ingresso:

Intero: €15 – Ridotto: €10

Regia: 

Reza Keradman

Con: 

Astra Lanz, Daniele Amendola, Beatrice Fedi, Michele de Marchi, Daniel Terranegra

Aiuto regia: 

Valentina Chiarenza

Luci:

Hossein Taheri

 

COMUNICATO STAMPA

Un classico della drammaturgia contemporanea, un capolavoro del teatro intimista norvegese: dall’8 al 13 marzo arriva alla Sala Uno di Roma il capolavoro di Ibsen “Hedda Gabler”. Diretto da Reza Keradman e con un cast di attori concernente Astra Lanz, Daniele Amendola, Beatrice Fedi, Michele de Marchi e Daniel Terranegra, lo spettacolo è la seconda produzione che la suggestiva cornice teatrale dislocata sotto la Scala Santa (S. Giovanni) ospita nel 2016.
La trama è nota: figlia di un enigmatico generale, Hedda Gabler si è recentemente sposata, probabilmente più per motivi materiali che per passione, con Jørgen Tensman, un uomo vagamente insipido e ottuso che ambisce ad una cattedra universitaria. Al ritorno dal suo viaggio di nozze, un ex amante di Hedda, e rivale professionale di Jørgen, Ejlert Løvborg, irrompe nelle loro vite. Quest’uomo che un tempo viveva una vita alquanto dissoluta, si è rimesso sulla retta via sotto l’influenza di Thea Elvsted, una donna che Hedda non ha mai apprezzato, ed è in procinto di trovare il successo che, invece, potrebbe sfuggire al suo spento marito. Delusa dal suo matrimonio, ed irritata dalla coppia rivale, Hedda si mette in testa di strappare Ejlert dalle mani di Thea…
“Come si intuisce da questo riassunto – afferma Keradman nelle sue note di regia – nonostante la tetra, rigida reputazione di questo testo, l’azione drammaturgica potrebbe benissimo essere quella di un leggero vaudeville, fatta di infantili rivalità e futili invidie. Questa innata serietà va certo rimessa nel contesto della fredda, luterana società scandinava, dove il rispetto sociale si guadagna non attraverso l’affabilità e il calore, ma con la seria e disciplinata dedicazione verso il dovere compiuto. La mia regia, invece, si vuole limitare a raccontare una storia, a illustrarla nel modo più intimo possibile, aggiungendo una leggerezza e una celata ironia sottintesa nel testo, valorizzando ancora di più, la futilità dei nostri più profondi desideri.”
A fare da contrappunto a questa personale di chiave di lettura sarà una scenografia labirintica e opprimente, firmata da Valeria Mangiò, che vedrà i personaggi intrappolati in una prigione dalla quale non sembrano potersi liberare, simbolizzando le catene che in fondo, si sono infilati loro stessi.
Nel delicato equilibrio tra un tono giocoso e l’annuncio di una incombente possibile tragedia, si accende una messa in scena che ambisce a trascrivere il corso delle nostre stesse esistenze, dove l’esito delle nostre azioni provoca delle conseguenze inaspettate ed imprevedibili, e dove innocue emozioni possono trascinarci nel più aspro tormento.
A corollare il tutto, immergendolo in un’atmosfera iper-reale, un’attenta regia di luci creata e diretta da Hossein Taheri.

RASSEGNA STAMPA

 

RASSEGNA VIDEO