Francesco De Gregori: la storia delle sue canzoni

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Fresco dei suoi primi 70 anni, Francesco De Gregori riappare non solo sui giornali ma in un’opera omnia dedicata all’analisi dettagliata e contestuale di oltre sue duecento canzoni. Autore ne è più che un biografo: Enrico Deregibus, un operatore culturale e appassionato cultore della materia che ha cercato anche in questo secondo volume – il primo, uscito qualche anno fa e dal titolo “Francesco De Gregori, mi puoi leggere fino a tardi” (Giunti), era un racconto sul cantautore anche attraverso numerose testimonianze di firme illustri della musica italiana – di rintracciare i fili di un’artista e della sua arte in maniera diacronica e sincronica, per studiare il senso e consenso sviluppato dalla testualità semantica, a volte semplice, a volte enigmatica, dei brani contenuti in tutti – nessuno escluso – i suoi album.

Sono quasi 1500 i documenti consultati e citati, comprese centinaia di interviste, con numerose testimonianze inedite, che si riallacciano al singolo brano ricostruendo un percorso mentale e sociologico che sfocia in un comune immaginario: un recupero della memoria di momenti, vissuti collettivamente in concerti d’epoca e live in scantinati, o in solitudine, davanti all’ascolto di un vinile atteso, conquistato e divorato con le orecchie e col cuore.

“Francesco De Gregori. I testi. La storia delle canzoni”, uscito sempre per Giunti da poche settimane, è un’opera imponente, di oltre 700 pagine; un vero e proprio esercizio di stile che non annoia, nonostante la struttura simmetrica di analisi di ogni canzone – divisa per testo, storia del brano, contesto e segnalazione varianti o riedizioni, analisi critica, aneddoti vari – ma che anzi incuriosisce e fa venire voglia di riascoltare, leggendo i testi dei brani e gli episodi anomali e inediti che ne hanno circondato la nascita e l’evoluzione, di riascoltare un frammento gigante e indispensabile della nostra musica italiana. Perché la canzone, come ricorda lo stesso autore, è una bastarda unione di testo e musica e anche di interpretazione.

Leggere la schedatura di ogni traccia – alla faccia dei libretti striminziti che accompagnavano vinili e CD! – è come sviscerare in questo saggio la filosofia del “concept album” da cui è nato il cantautorato tout court. L’autorialità di De Gregori emerge in ogni sua finalità di ascolto ed è onnipresente nell’ordine cronologico ragionato che ne ha fatto Deregibus: dal primo brano pubblicato, “Signora Aquilone”, appartenente all’esordio discografico insieme ad Antonello Venditti, Theorius Campus”, fino alla celebrazione dell’unione con la propria compagna di vita in “Anema e core”, di cui nel 2017 esce un’edizione limitata e superlusso, brano che canta anche in alcuni live insieme proprio alla moglie Francesca. Nell’excursus lungo una carriera di quasi mezzo secolo (i 50 anni ricorreranno nel 2022) come non soffermarsi ad esplorare le notizie che circondano brani quali “Rimmel”, scritta sotto la Madonnina milanese, “La leva calcistica…”, filtrata nell’ispirazione da sonorità battistiane, “La donna cannone”, eredità delle romanze che Francesco ascoltava con sua madre alla radio, o “La valigia dell’attore”, scritta dopo un pressante input di Mimmo Locasciulli e pensata per Alessandro Haber, nel suo disco d’esordio. È una sfida ricordarsi tutte le canzoni ma Enrico Deregibus sprona il lettore, in questo, anche alla fine dell’opera: intelligentissima, infatti, l’idea di un indice alfabetico dei primi versi delle canzoni, una sorta di incipit che, per gli appassionati del cantautore, vuole stimolare un proseguio lirico vocale, un esercizio di memoria che si fa canto, un’intonazione del proprio passato in un presente che non muore mai. Finché esiste bella e intensa poesia musicale come questa!


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Elisabetta Castiglioni
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