A ROMA, PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA, UNA SUMMA DELL’OPERA DI EUGENIO AMPUDIA

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Per la prima volta in Italia, arriva un percorso personale di Eugenio Ampudia, artista multidisciplinare che ha fatto delle modalità di fruizione di un’opera d’arte il suo concept principale, sviluppando progetti interattivi e sorprendenti in molti Paesi del Mondo. Alla Real Academia de España en Roma, con una serie di installazioni che andranno avanti fino al primo aprile con il titolo Un Infierno cómodo, l’itinerario prescelto dalla curatrice Blanca de la Torre intende soffermarsi sul suo pensiero di reinterpretazione dell’arte a partire dai cambiamenti dei tempi per valorizzarne la stessa mediante una continua serie di provocazioni costruttive. Nel corso della sua carriera, che ha toccato significative tappe all’interno di veri e propri templi del patrimonio artistico – tra questi il ZKM di Karlsruhe (Germania), la Galleria Nazionale delle Belle Arti della Giordania (Amman), il Museo Carrillo (Gil, Città del Messico), il Centro per le Arti di Monterrey e il Museo di Arte Contemporanea di Oaxaca (Messico), ma anche il Boston Center for the Arts, negli Stati Uniti, il Museo di Ayala di Manila (Filippine) e ancora le Biennali a Singapore e L’Avana – Ampudia ha incentrato il suo lavoro esplorando, sotto un diretto e severo atteggiamento critico, i processi artistici non solo da parte dell’artista come manager e sviluppatore di idee, ma dell’opera d’arte, nei suoi significati semantici e nelle strategie e meccanismi di produzione che le permettono di stare in piedi.
“A mio avviso i Musei” – afferma lo stesso Ampudia che abbiamo incontrato in due momenti, al Maxxi di Roma e all’Accademia di Spagna – “si stanno trasformando in meri contenitore d’arte, mentre dovrebbero rappresentare degli elementi di diffusione continua di nuovi stimoli. Seguendo questo principio, ho realizzato nel 2001 un video, Museum and space (http://www.eugenioampudia.net/es/portfolio/museum-and-space/) nel quale si vedeva il Museo Guggenheim di New York lanciarsi nello spazio per mezzo di razzi propulsori diventando una pura entità spettacolare sospinta verso il nulla: quale mezzo più efficace che “sparare” l’arte dovunque per farla recepire?”
Una delle caratteristiche che Ampudia rileva come deleteria per il cambiamento del senso dell’opera d’arte è poi sicuramente il metodo rapido e troppo sintetico di immagazzinamento: il consumo dell’arte, casuale e irrazionale, tende a provocare dei veri e propri incidenti nel modo di recepire un lavoro, passando da un momento di godimento e contemplazione ad un prodotto confusionario di industria turistica “mordi e fuggi”. Esemplare in questo senso è il video Prado GP (http://www.eugenioampudia.net/es/portfolio/prado-gp/), vertiginosa corsa motociclistica che attraversa il Museo di Madrid e collega la sua velocità a quella che solitamente visitiamo quelle venerabili istituzioni piene di capolavori a cui dedichiamo pochi secondi.
Tra i messaggi di distruzione del vecchio per rigenerare un nuovo modo di percezione della cultura, in questo caso quella generata dal sapere librario, e adeguarsi ai contemporanei stilemi di comunicazione, sono sicuramente da vivere, all’interno della esposizione romana, i “site specific” Fuoco freddo e Le parole sono troppo concrete: la prima (http://www.eugenioampudia.net/es/portfolio/fuego-frio/) , raffigurante una biblioteca in fiamme ed ispirata all’idea del Manifesto Futurista di Marinetti che, come parafrasa Ampudia, “suggerisce di bruciare le biblioteche perché le ceneri saranno il concime per nuovi semi”, è diventata una delle sue opere più iconiche e l’ha portato a bruciare metaforicamente biblioteche di tutto il mondo, tra cui la biblioteca del Museo Reina Sofía di Madrid, la National Library di Singapore, la National Gallery di Amman, il Museo Carrillo Gil di Città del Messico, il Museo de Arte Contemporáneo di Oaxaca, il Centro de las Artes di Monterrey, NC-Arte di Bogotá e la Galleria Colnaghi di Londra. Il titolo della seconda biblioteca parla invece della caratteristica delle parole di essere troppo concrete per raccontare certe cose e dell’importanza della comunicazione visiva per trasmettere idee: sicuramente abbiamo urgente bisogno di altri codici per inglobarle.
Le stesse parole possono essere usate nella nostra società con metodi un po’ antiquati proprio all’interno di nuove pubblicazioni: è il caso del libro “Impacto de lo nuevo”, osteggiato dallo stesso Ampudia perché troppo tradizionalista nel trattamento della storia dell’arte del XX secolo, e trasformato in una palla da calcio attraverso un fine lavoro di post-produzione che lo fa contendere tra due squadre di Nazioni e cuori completamente diversi, La Germania e il Brasile. Come lui stesso confessa, “avevo voglia di prendere quel volume a calci e così pensai di realizzare un filmato lavorato su un reportage calcistico autentico effettuato durante la Coppa del Mondo del 2002, En juego (http://www.eugenioampudia.net/es/portfolio/en-juego/).
Lo sport è ancora tramite di messaggi, questa volta per valorizzare la tecnica abbinata alla determinazione nell’ambito della storia dell’arte: Rendición (http://www.eugenioampudia.net/es/portfolio/rendicion/) mostra atleti di salto con l’asta sfidare il cielo per oltrepassare una gigantesca riproduzione di uno dei dipinti più emblematici della storia dell’arte: La resa di Breda di Velázquez. L’opera videografica integra qui la pittura all’interno di un contesto ludico, numeroso e competitivo che può essere interpretato come un nuovo scenario significativo in cui mostrare le pratiche contemporanee: le relazioni stabilite tra gli atleti dei soldati, i poli e le lance, l’opera stessa (contemporanea) e la storia dell’arte (la pittura di Velázquez), illustrano la metafora dello sforzo, della specializzazione e della minaccia di fallimento nelo sviluppo di attività umane.
L’interazione con lo spettatore di un’opera d’arte è poi sicuramente uno dei principi che ricorrono nella creatività di Ampudia, a partire da Collectors, in cui è richiesto al fruitore di rivestire il ruolo di collezionista gestendo una collezione d’arte composta da 158 opere che vanno dal 1929 (l’apertura del MoMA) fino alla metà degli anni ’90, utilizzando una meccanica del videogioco, fattore per mezzo del quale l’artista ci ricorda che la storia dell’arte è soggettiva e dipende dai criteri e dal potere di chi gestisce le grandi collezioni. O anche S.O.S. (http://www.eugenioampudia.net/es/portfolio/s-o-s/), intervento luminoso che invade le aperture della facciata di un museo con una serie di LED che emettono il segnale di soccorso internazionale in codice morse – tre punti, tre strisce e altri tre punti – quasi fosse una richiesta di aiuto al quartiere per salvare l’arte; e Switch on, in cui 280 finestre nel grattacielo della Torre Iberdrola di Bilbao, cambiano il colore e l’intensità della luce in base al tono, al timbro, al volume e al contenuto delle telefonate fatte dal pubblico a un numero aperto: esperimento di algoritmo matematico che converte le chiamate in impulsi specifici atti ad attivare l’accensione e delimitare l’intensità di alcuni LED che illuminano le finestre, come i pixel (http://www.eugenioampudia.net/es/portfolio/switch-on/).
Ampudia, sebbene si interessi di mobilitare anche la Natura in funzione di un rinnovato respiro dell’Arte – curioso è l’esperimento Mala Hierba (http://www.eugenioampudia.net/es/portfolio/mala-hierba/) in cui un significativo pezzo di terreno erboso davanti ad un museo inspira ed espira con i propri polmoni, per stimolare una riflessione quasi convulsiva a questa azione impossibile – preferisce vivere con la sua fisicità i messaggi subliminali. E’ il caso del ciclo Dove dormire che colma un’intera sala dell’Accademia con tutti i video realizzati sul tema dal 2008, a partire dal semplice gesto- compiuto da lui stesso in prima persona – di trascorrere la notte in uno spazio rappresentativo dell’arte e della cultura – dal Museo del Prado sotto il dipinto Le fucilazioni del 3 maggio di Goya all’Alhambra di Granada, al Palacio de la Música di Barcellona (http://www.eugenioampudia.net/es/portfolio/donde-dormir-5-palau/), nonché lo stesso Tempietto di Bramante negli spazi dell’Accademia, opera realizzata esclusivamente per questa mostra. Dietro l’apparente banalità di questo intervento, si cela una posizione di resistenza nei confronti di determinate politiche culturali e la distanza a cui hanno relegato il pubblico rispetto all’opera d’arte: “dormo solo in quei luoghi che offrono la possibilità di alimentare ed epslicare il senso di un’operazione artistica”, commenta Ampudia. “Si tratta di un lavoro– aggiunge la curatrice de la Torre – “che ci propone una riformulazione del nostro abitare in un atteggiamento che, nella sua semplicità e reiterazione in diversi contesti, restituisce lo sguardo alla modalità in cui l’individuo entra in contatto con lo spazio pubblico, una sorte di “home away from home” che ci faccia sentire come a casa vivendo appieno il luogo dell’arte.
L’inferno comodo di Ampudia da cui prende il titolo l’intero progetto espositivo – sottolineato da fiamme di fuoco gommose stile “chill out” posizionate all’interno dello stesso Tempietto per farci rilassare all’interno di una delle massime espressioni dell’architettura rinascimentale – offre poi un ulteriore sguardo “animalesco” all’interno del secondo salone adiacente al suggestivo chiosco: la stanza de las cucarachas, ovvero l’installazione Piaga, che presenta una moltitudine di scarafaggi che l’artista realizza da anni partendo da biglietti d’invito di mostre che sono a mano a mano aumentati e si presentano in diversi musei del mondo.
L’esposizione, visitabile dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18, prende tuttavia la Real Academia de España en Roma come epicentro di un ampio progetto che, nel corso di un anno, vedrà la collaborazione di altre istituzioni della città di Roma che fungeranno da satellite: tra queste la Fondazione Baruchello, nella cui sede Ampudia ha realizzato una installazione “site-specific”; l’Ambasciata di Spagna a Roma, che offrirà la propria facciata alla creatività di Ampudia; e l’associazione Tevereterno, con la quale l’artista realizzerà un’operazione nel fiume Tevere, all’altezza di Ponte Sisto, lasciando galleggiare sulle acque una serie di famosi dipinti rinascimentali a significare come la cultura artistica di quel periodo, nata nella culla dell’umanità, sia poi riuscita ad influenzare la maggior parte degli stili successivi.

Mostra: “Un inferno comodo”
Artista: Eugenio Ampudia
Curatrice: Blanca de la Torre
Real Academia de España en Roma
Piazza San Pietro in Montorio 3
Ingresso libero. Martedì a domenica, ore 10-18
Infoline: eventi@accademiaspagna.org | tel. +39 06.581.28.06

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Elisabetta Castiglioni